Fantascienza & Esoterismo

Pubblicato il 14 marzo 2025 alle ore 13:51

Amo guardare tutto con occhi diversi. Non è solo bianco o nero, tra le fughe di un pavimento a scacchi questi due colori giocano con noi e assumono sfumature diverse. Un libro o un film, a volte non sono solo storie. Ci sono rimandi e messaggi che possono essere approfonditi e il risultato di una ricerca, può portare a nuove domande e far nascere nuove curiosità.

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Nel 1999 i Fratelli Wachowski hanno arricchito l’universo della science fiction con Matrix, il primo film di una trilogia che è divenuta un cult e che ultimamente si è arricchita di un quarto capitolo. In una sequenza di scene che si imprimono, prima negli occhi e poi, nella memoria degli amanti del genere, i due fratelli portano sullo schermo il Mito della Caverna di Platone, rivisto in chiave fantascientifica:

L’uomo deve svegliarsi da quel sonno chiamato vita
e rendersi conto delle finzioni che credeva entità reali,
per giungere così alla verità per quella che è realmente

Nelle fasi iniziali del film, seduto di fronte al suo mentore Morpheus, il protagonista Neo è in cerca di qualcosa che non riesce a spiegarsi, sente solo che c’è. Quando chiede cosa è Matrix, Morpheus gli risponde che è il mondo che gli è stato messo davanti agli occhi per nascondergli la Verità, e questa verità è che lui, come tutti gli altri uomini, è uno schiavo, prigioniero di: «una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente»Scegliendo di proseguire in quel percorso Neo muore nel falso mondo e torna alla vita in quello reale. Al risveglio confessa a Morpheus che gli fanno male gli occhi. La risposta è come un pugno allo stomaco: «Non li hai mai usati».

Per chi si intende di esoterismo, il rimando ad un rito di iniziazione è immediato. Come per un profano (ovvero una persona estranea a una disciplina), gli occhi di Neo erano velati, non riuscivano a vedere al di là delle cose. E come un iniziato egli muore per rinascere a nuova vita. I suoi occhi vedono la "luce" per la prima volta e ne rimangono abbagliati. Da quel momento sarà un uomo libero, pronto a ricevere gli strumenti che con il tempo potranno farlo giungere alla Verità. Ma il percorso è fatto di ostacoli esterni e di battaglie interiori, di cose da imparare e di scelte personali. Mentre muove i primi passi, Morpheus lo accompagna con ulteriori consigli: «Cerco solo di aprirti la mente, ma posso solo indicarti la soglia. Sei tu quello che la deve attraversare» E ancora: «Una cosa è conoscere la strada giusta, altra cosa è imboccarla»

Nell’introduzione del suo libro, L’Apprendista, Oswald Wirth fa menzione del fatto che venendo iniziati alla Libera Muratoria si viene invitati a diventare uomini d'élite, saggi o pensatori, ma che nella Massoneria ognuno sarà solo ciò che avrà saputo trovare. In pratica varcata la soglia di quel mondo la via che ci si appresta a percorrere è una strada personale, fatta di ostacoli. Che la si percorra fino in fondo o che la si abbandoni durante il percorso, assume un aspetto secondario. Uno dei principi saldi della Massoneria è quello di "Lavorare al bene e al progresso dell'umanità", ma per farlo l'iniziato deve cominciare a lavorare sulla sua persona (è il concetto del lavoro sulla Pietra Grezza). L'iniziato è chiamato a confrontarsi con se stesso. Durante il suo percorso, prima Apprendista, poi Compagno e infine Maestro, egli si trova a rispondere rispettivamente alle domande: da dove veniamo, chi siamo, dove stiamo andando.

Per fine personale, provo a sfruttare tale trittico.

Da dove veniamo?
Su questo argomento esistono numerose teorie e una versione ufficiale che ci viene insegnata sin dall’infanzia, accompagnata e, a volte, sostituita dalle versioni religiose dei vari paesi. Ma che sia stato Dio a crearci a sua immagine e somiglianza, o che l’uomo sia frutto dell’evoluzione e poi abbia creato dio, al momento non ci è dato sapere. Quello che la scienza ci dice è che, al compimento del suo primo miliardo di anni, il nostro pianeta ha generato la vita spontaneamente.

Nel suo libro Origin, del 2017, lo scrittore Dan Brown, parla di una natura che, cercando di favorire il disordine, crea piccole sacche di ordine, le quali a loro volta sono strutture che aumentano il caos di un sistema, incrementandone l'entropia. Il tutto è un circolo vizioso. Secondo il racconto non c’è nessun dio (almeno come viene inteso dalla religione), siamo nati per dissipare energia. Quando le prime cellule nacquero a questo scopo, si replicarono fino a formare forme di vita più complesse perché l’unione fa la forza.

Alcuni scienziati affermano che un periodo di 1 miliardo di anni sia un tempo troppo ristretto per favorire la comparsa della vita su un pianeta. Quindi essa potrebbe essere stata portata dallo spazio attraverso altri corpi celesti che sul loro percorso si sono ritrovati a incrociare quello della Terra, o da altri esseri. Nelle scene finali del film del 2000, Mission to Mars, di Brian De Palma, una civiltà evoluta ha abbandonato il pianeta Marte a causa dell’impatto di una meteora. Tra le navi in procinto di lasciare il Sistema Solare, una fa rotta verso la Terra, in quel momento priva di vita, per depositarvi del DNA. Seguendo la stessa teoria, il regista Ridley Scott nelle scene iniziali del film Prometheus del 2012 manda in onda un alieno che disgregandosi sulla riva di un ruscello terrestre, deposita il proprio DNA nelle acque, innescando la reazione che darà origine alla vita che conosciamo. Teorie scientifiche o fantascientifiche, la vita è in qualche modo arrivata sul nostro pianeta e seguendo la teoria dell’evoluzione, ecco arrivare l’alba dell’uomo. Accompagnata dalle note di Richard Strauss, nel brano Così parlo Zarathustra, nel 1968 con il suo 2001 Odissea nello Spazio, il regista Stanley Kubrick fa arrivare sullo schermo una scena rimasta anch’essa impressa nella memoria: Un gruppo di ominidi che si aggira nella savana si imbatte in un Monolito che genera in loro un principio di intelligenza.

La Storia afferma che, circa 8.000 anni fa, l’uomo abbandonò le caverne e aggiunse l’agricoltura alla caccia, stabilendosi in villaggi che poi crebbero in insediamenti più grandi fino all’evoluzione che oggi possiamo osservare. Recenti teorie e scoperte, rifiutate dai sostenitori della Storia ufficiale, sposterebbero indietro di migliaia di anni la data in cui la prima civiltà evoluta si ritrovò a popolare la Terra. La storia ufficiale però è ricca di dubbi e momenti bui. Prendiamo ad esempio la civiltà Egizia. Nei testi sacri si fa menzione dello Zep Tepi (o Primo Tempo), un'epoca in cui esseri divini governavano la terra e si muovevano con noi. L'utilizzo della scrittura in Egitto avvenne intorno al 3100 a.C. Ciò vuol dire che, fino a quel momento, la conoscenza veniva tramandata per via orale ed era accessibile solo alle caste sacerdotali. La perdita della Biblioteca di Alessandria (l'incendio nel 48 a.C. e le successive guerre che ne videro il declino) causarono un vuoto scientifico, per la perdita di testi all'avanguardia in campo medico, matematico e astronomico. Quanto arrivato a noi è ciò che fu tramandato, una versione "standard" e piatta.

Tra 12.800 e 11.600 anni fa il cammino di una cometa, conosciuta adesso come la Cometa del Dryas Recente portò questo corpo celeste a sfiorare l’orbita del nostro pianeta. Quando la Terra si ritrovò a contatto con i detriti presenti nella sua scia, l’impatto causò un istantaneo scioglimento dei ghiacci che ricoprivano il nord America e l'Europa. Dighe naturali vennero abbattute e una massa d'acqua di enormi proporzioni si abbatté sulle terre, lavando via ogni cosa sul suo percorso. Per via delle polveri presenti nell’atmosfera, o forse per l’eccessiva immissione di acqua dolce negli oceani, seguì un inverno che provocò l’ultima era glaciale conosciuta. Il disaster-movie del 2004 di Roland Emmerich, The Day After Tomorrow, esplora la seconda possibilità applicata al mondo moderno. Nel film però lo scioglimento dei ghiacci è dovuto al surriscaldamento globale.

Quello che ci è utile sapere è che alla fine dell’ultima era glaciale, il livello dei mari risultò più alto di circa 120 metri. Interi territori, un tempo sopra la superficie, oggi risultano sommersi. Le date sembrano combaciare con la versione di Atlantide di cui ci parla Platone nei suoi Dialoghi Timeo e Crizia. Circa 9.000 anni prima di Solone (approssimativamente nel 9.600 a.C., cioè 11.600 anni fa) la civiltà di Atlantide sarebbe sprofondata nel giro di un giorno e di una notte, per opera di Poseidone. Per molti Atlantide è un mito, una leggenda. Dalle civiltà precolombiane del Nord e del Sud America, percorrendo il globo in qualsiasi verso, e in culture diverse, si può trovare una versione differente del Grande Diluvio. Come è possibile che civiltà così distanti, non comunicanti, e tanto diverse, avessero in comune la base di un racconto? Nel film 10000 a.C., del 2008, sempre di Roland Emmerich, veniamo trasportati dalle vette innevate di alcune montagne ai deserti di un antichissimo Egitto. Lì gli ultimi sopravvissuti di una civiltà evoluta hanno schiavizzato l’uomo primitivo e stanno erigendo colossali monumenti. Si vedono alcune piramidi e una sfinge con una Testa da Leone.

Non è una sceneggiatura inventata dal nulla. Emmerich si rifà al libro Impronte degli dei del giornalista britannico Graham Hancock, forte sostenitore degli eventi della Cometa del Dryas Recente citata sopra. Da anni Hancock viaggia in giro per il mondo visitando luoghi a volte remoti dove sono presenti tracce di antiche civiltà e scoprendo, in molti casi, che quella lancetta dell’orologio andrebbe veramente spostata indietro nel tempo. Nel corso degli anni ha scritto numerosi libri, rimettendo in discussione, quando necessario, le sue precedenti tesi. Un comportamento degno di nota.

Non abbiamo ancora le basi per dire che la storia del nostro passato DEVE essere riscritta, ma sarebbe bene tenere a mente che essa POTREBBE essere riscritta.

Chi Siamo?
Nell’universo fantascientifico di Star Wars, creato da George Lucas nel 1977 con Star Wars Episodio 4 (e nel tempo espanso attraverso libri, fumetti, giochi e serie tv), l’Ordine monastico dei Jedi vigila sulla pace nella Galassia. Dal grado di Padawan, passando per quello di Guerriero Jedi, fino a diventare un Maestro, ogni Jedi è in sintonia con il lato Chiaro della Forza, un’energia che permea l’intero universo. I componenti di quest’ordine ricercano forme di purezza e armonia, portano rispetto a tutte le forme di vita e ambiscono all’elevazione individuale. Per non cadere vittime del lato Oscuro della Forza, più seducente e più facile, ai Jedi, è proibito abbandonarsi a emozioni negative quali odio, rabbia e paura. Cercando di evitare passioni e pulsioni, scaturisce una battaglia interiore. Luce o Oscurità? Anche in quest'opera ci sono rimandi al percorso massonico.

Il messaggio intrinseco che mi piace trovare in Star Wars è che modellare qualcosa (anche se stessi) implica infondere parte del proprio essere nella forma che stiamo lavorando. Il risultato porterà in se il livello di conoscenza, ma anche "i pregi e i difetti del vasaio". Come uomini, con punti di forza e debolezze, possiamo sfruttare i primi, ma dobbiamo concentrarci per lavorare sulle seconde. Per Socrate, la frase "Conosci Te Stesso" è un'indagine interiore. Egli invita a riconoscere la propria ignoranza, ri-esaminare le proprie convinzioni al fine di migliorarsi.

«Questo è in fondo quello che faccio. Cercare di persuadervi a non prendervi troppa cura del corpo
e dei beni materiali
prima che della vostra anima, affinché divenga migliore» - Platone

In uno degli episodi della saga di Star Wars, il Guerriero Jedi Anakin Skywalker, il futuro Darth Vader, è in preda a sentimenti che non dovrebbe provare. Ha nobili ideali, perché vuole proteggere tutto e tutti, ma ha paura di non essere abbastanza forte. Ha paura che i maestri non gli reputino i dovuti riconoscimenti. Arriva a risentirsi del fatto che non gli venga riconosciuto il grado di Maestro nel presiedere il consiglio. In preda a questi sentimenti, e vittima degli influssi di un cattivo maestro, si spinge fin troppo sul limitare di un vortice. Il risultato è quello di venirne risucchiato e divenire la causa della rovina dell’Ordine che aveva giurato di proteggere. E' facile esaminare Anakin, il suo personaggio è stato costruito appositamente per mostrarne l'elevazione e la rovinosa caduta. Così come in genere è più facile esaminare il comportamento altrui. Uno studioso di Massoneria con cui mi sono ritrovato a parlare qualche tempo fa, mi disse che "la Massoneria è come una bilancia, su cui non tutti hanno il coraggio di salire", nell'approfondire il discorso compresi che molti rifuggivano consciamente (o inconsciamente) il "Conosci te stesso".

In generale comunque, la mancata risposta interiore a questa domanda, impedirà la comprensione della terza. In fondo le tre domande sono un trinomio indissolubile.

Dove stiamo andando?
Per la nostra civiltà l’evoluzione esponenziale della tecnologia sembrerebbe comunque rispondere all’ultimo quesito. Facciamo sempre più uso di cose che ci facilitano la vita (o che almeno dovrebbero). Parliamo sempre più spesso di IA, Intelligenza Artificiale, e ancora più spesso vi facciamo ricorso. Stiamo mirando a un fine nobile, creare qualcosa che ci aiuti a fare delle cose e a farle meglio, grazie anche a una capacità di calcolo di cui non siamo dotati. Purtroppo però, l’abbandonarci alla tecnologia sta causando la perdita del contatto con la Natura e con noi stessi. La frase "La tecnologia non è buona o cattiva, ma è buono o cattivo l'utilizzo che ne facciamo" dovrebbe farci riflettere. Che senso ha avere accesso a tutta la conoscenza del mondo se non la comprendo o non so come utilizzarla.

Qualcuno, pensando all’IA, comincia a porsi domande di natura etica. Farà di tutto per proteggerci? Potrà nuocerci? Come ci difenderemo da essa? Già agli inizi degli anni ‘40 del secolo scorso Isaac Asimov ideò le leggi della robotica immaginando un mondo che oggi cominciamo a vivere. Molte delle sue previsioni si sono già avverate. Vorrei però fare alcune considerazioni. Nel 1984, James Cameron portò sullo schermo Terminator, dove l’IA Skynet decide di sterminare gli uomini che minacciano la sua esistenza. In Eagle Eye del 2008, di D.J. Caruso, l’IA tenta di uccidere il presidente degli Stati Uniti perché lo valuta un pericolo per la nazione. In Ex Machina del 2015 di Alex Garland, L'IA uccide il suo inventore per essere libera di muoversi nel mondo. L’IA è sempre cattiva? O temiamo semplicemente di vedere in lei un lato tutto umano?

Ci sono pellicole che danno spunti di lettura diverse. Nel 2001 esce AI – Intelligenza Artificiale, di Steven Spielberg. In esso seguiamo le vicende di un bambino robot capace solo di amare a causa dei suoi algoritmi di progettazione. Non essendo più desiderato deve essere distrutto, ma riesce a salvarsi e, come Pinocchio, va alla ricerca della Fata Turchina per diventare un bambino vero. In Io Robot, del 2004, di Alex Proyas, l’IA si ribella ancora una volta, ma un’altra IA dotata del libero arbitrio, decide di difendere sia gli esseri umani che i robot meno avanzati, quelli destinati alla distruzione e rinchiusi in containers che sembrano dei campi di concentramento. Buttereste via un essere pensante come si fa con un vecchio cellulare solo perché è fatto di circuiti e non vi serve più?

In tutti gli esempi, anche quelli non citati, c’è una chiave di lettura che non va sottovalutata. L’autocoscienza determina la consapevolezza della vita, l’istinto di sopravvivenza e quello di conservazione. Un essere vivente si aggrappa alla vita anche a scapito delle leggi. Cercherà di sopravvivere. Personalmente penso che l’IA, l’essere artificiale e intelligente che potrà auto definirsi tale, farà quello che le avremo insegnato. Come per un bambino la formazione diventa fondamentale. Per divenire Maestri però bisognerà spogliarsi delle impurità e non ergersi a giudici o pontefici. Dovremo contentarci di precedere e incoraggiare a seguirci. Pensare e fare pensare.

Concludo con un ultimo spunto di riflessione. Nel romanzo di Douglas Adams, del 1979, Guida Galattica per gli Autostoppisti, un gruppo di scienziati, i cui componenti sono in realtà “la proiezione pan dimensionale di una razza di esseri super-intelligenti, esistenti su un piano dimensionale superiore costruisce il super computer Pensiero Profondo. Suo il compito di rispondere alla «Domanda Fondamentale sulla Vita, sull'Universo e Tutto quanto».
Pensiero Profondo impiega ben sette milioni e mezzo di anni per fornire tale risposta e l’esito finale è un semplice «42».
Gli scienziati rimangono sbigottiti, come può essere 42 la risposta ad una domanda talmente profonda? Accusano quindi il computer di un lavoro fatto con sufficienza. Con tranquillità esso risponde:

«Ho controllato molto approfonditamente, e questa è sicuramente la risposta.
Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda»

Grazie per essere arrivati fin qui, spero di non avervi annoiato.
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