Per la Mitologia Greca, il palazzo sottomarino di Poseidone è situato nei pressi dell'isola di Eubea, sulla costa sud orientale della Grecia. Dal suo interno, il dio regna sul dominio delle acque: oceani, mari, fiumi e laghi. Dopo la sconfitta dei Titani, fu il fato, mediante sorteggio, a decretare tale reggenza. Ai fratelli Ade e Zeus toccarono rispettivamente il regno degli Inferi e il regno dei Cieli. Tra i tre regni però, quello di Poseidone è da sempre quello che suscita maggiore attrazione.
La sola vista di una distesa blu rinfranca lo spirito e allevia il corpo da ansie e stress. Lo sceneggiatore Larry Ferguson, per la pellicola Caccia a Ottobre Rosso, scrisse una frase che fece falsamente attribuire a Cristoforo Colombo, per renderla più poetica. Cito: "E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, così come il sonno porta i sogni". È la frase che l'attore Sean Connery recita alla fine del film, ma mette in parole la sensazione che mi pervade ogni volta che mi ritrovo ad ossevare una distesa d'acqua.
L'acqua regola il nostro flusso vitale, il nostro corpo è formato in media da un 60% di acqua. Senza di essa non ci sarebbe vita. Per gli scienziati essa è arrivata sul nostro pianeta dall'acqua. Nella Genesi leggiamo che il secondo giorno Dio separò le acque che stanno sotto il firmamento, gli oceani, da quelle che stavano sopra, e chiamò il firmamento cielo. Poi raccolse le acque di sotto in un solo punto e apparve l'asciutto, la terra. Poi creò gli esseri viventi tra cui l'uomo. Nell'Enuma Elish, testo accadico appartenente alla religione babilonese, le acque si scindono dalla terra, e il vento, il soffio divino, alita sulle acque e crea. Sono epiche che ricalcano tutte le altre.
Nel simbolismo esoterico e spirituale, l'acqua rappresenta l'inconscio, la purificazione. Elemento di fluidità e memoria cosmica. È un simbolo duale perchè è l'elemento che genera e sostiene la vita, ma anche un insondabile abisso che può celare morte e mistero. E' attraverso le acque che il dio della Bibbia ripulisce la terra per punire gli uomini. In altri racconti tramandati da altre religioni e popoli, la storia del diluvio è simile. Un dio, o più dei, puniscono l'uomo con l'acqua. Ma è dalle acque che ancora una volta arriva la speranza. Platone menziona nei suoi scritti che questo fattore è ciclico, si ripete a distanza di millenni. Eventi catastrofici che azzerano e permettono alla vita di rimodellarsi.
La nostra storia è più recente, ed è costellata di eventi in cui gli uomini si sono posti domande, e di pionieri che hanno tentato l'impossibile per rispondere a esse. Ancora oggi, mentre i nostri occhi sembrano più diretti verso le stelle, di fronte al mare o all'oceano riportiamo lo sguardo in basso domandandoci cosa si nasconde in essi e quali meraviglie possono ancora regalarci. Non importa che tu voglia osservare da vicino una barriera corallina, gioire dell'incontro con certi tipi di pesci o muoverti tra rovine sommerse. Il mistero, l'effetto su di noi.... Non serve aggiungere altro per giustificare perchè le distese di acqua affascinano e attraggono.
La subacquea che conosciamo oggi è materia piuttosto giovane. Il prototipo della tecnologia che ci permette di passare sempre più tempo sott'acqua, alla scoperta di fondali poco profondi, risale alla seconda metà del secolo scorso. Attraverso il suo perfezionamento, grazie agli studi sugli effetti della profondità sul corpo umano e ai corsi di formazione didattica, sempre più persone si avventurano nel mondo sottomarino. Molti si fermano subito, vinti da paure e mancata predisposizione di spirito, altri continuano, ma per i motivi sbagliati. Pochi quelli che rimangono rapiti.
"Il mare, una volta che ammalia, trattiene per sempre una persona nella sua rete di meraviglie."
Jacques Yves Cousteau
Con la giusta preparazione, dotazione e il dovuto rispetto e timore, si può entrare nel regno di Poseidone e godere dei suoi benefici. È come varcare le porte di un tempio. Quando le acque avvolgono la nostra testa, il mondo di sopra svanisce, per lasciare spazio a quello di sotto. Non è solo una questione di sensi. A pochi centimetri dalla superficie, mentre il nostro braccio emerge ancora come un periscopio e la nostra mano stringe la frusta del GAV per far fuoriuscire l'aria al suo interno, tutto diventa diverso. O forse siamo noi a porci in modo diverso. Del resto siamo appena entrati in profondo contatto con il nostro pianeta, spogliandoci di ogni cosa superflua. È un vero e proprio abbandono dei metalli.
Niente cellulari o WIFI. Non ci sono chiacchiere e discorsi inutili. Siamo solo noi e la natura. 100% natura. Sulla terra emersa, questo tipo di sensazione va ricercata, ricreata, e, ahimè spesso, con difficoltà accettata. Nel mondo sommerso essa si fa strada in noi forzatamente, ma inconsciamente accolta. Quando inizi un'immersione i problemi del lavoro e della vita privata cominciano a perdere il loro significato. Si azzerano fino a sparire. L'acqua che ci circonda ci lava interiormente. È un processo inesorabile, non ci pensi, non lo metti in atto per elaborarlo. Lo subisci.
Nel regno dei mari, la profanità è bandita. Immergersi richiede disciplina e autocontrollo. È un lavoro sulla propria persona. Ogni sbaglio si può pagare a caro prezzo. Predisporsi a una immersione, sia essa ricreativa o tecnica, richiede preparazione, pianificazione e rigidi controlli. Se esci a correre e dopo 4km decidi di dare forfait, puoi decidere se tornare a casa camminando o chiedere un passaggio. Sott'acqua no. Scendere e risalire richiede di seguire procedure, di tenere determinati comportamenti. Il mancato rispetto di essi può arrecare un danno a te e a chi ti accompagna.
Ogni sub che si rispetti impara ad approcciare il mondo in modo diverso. Tutto ciò deriva dal rispetto dell'ambiente marino, che si poi estende a quello terrestre. La regola è semplice: osserva, meravigliati, non toccare nulla (Take only pictures, leave only bubbles). Un corallo cresce di pochi millimetri l'anno, alcuni crescono più velocemente, ma una mano umana può spezzarli in meno di un secondo. Se come i sub sott'acqua, tutti gli uomini sulla terra si comportassero come ospiti rispettosi, il nostro pianeta sarebbe un posto migliore.
E che dire dei pesci che attraversano il tuo percorso? I loro colori, la loro curiosità innata. Tra le cose più strane e belle che mi sono capitate ce ne sono due che ricordo con affetto. A Zanzibar dopo il tuffo dalla barca, due piccoli pesciolini gialli (pesci Angelo) affiancarono la mia testa attirati dal bordo giallo della mia maschera e mi accompagnarono per l'intera immersione a varie profondità, suscitando meraviglia nei miei compagni di immersione. Prima ancora a Marsa Alam, durante una delle immersioni per conseguire il brevetto, l'istruttore ci fece adagiare sul fondale sabbioso per spiegarci il funzionamento del computer sott'acqua, ma sentendomi osservato sollevai lo sguardo per trovarmi circondato da calamari disposti tutti alla stessa distanza l'uno dall'altro, semplicemente curiosi di sapere cosa fossimo io e i miei due compagni.
E' difficile mettere a parole ogni sensazione provata sott'acqua, perchè è un'esperienza che va vissuta più che raccontata. Puoi condividerla certo, ma la potenza reale delle emozioni provate potrà essere percepita solo da chi ha vissuto un'esperienza simile con gli stessi occhi e con lo stesso cuore. Un collega di lavoro e sub con molta più esperienza di me, un giorno mi disse: la subacquea è come una ciambella, andare sott'acqua è il buco della ciambella, tutto ciò che conta è quello che sta intorno al buco. Ogni tanto mi imbatto in persone di cui non conosco la condividisione di questa passione. Non li trovi in giro a dire "io sono un sub", lo scopri perchè magari parlando delle vacanze passate o future si menziona l'immersione come atto ricreativo. E a quel punto gli occhi di entrambi cambiano, ci si riconosce come fratelli, che condividono un percorso.
Spesso organizzando un'immersione ci si ritrova con persone che non conosciamo, un gruppo misto di individui che arrivano da diverse parti del mondo. Ci si prepara (rigorosamente), ci si conosce osservandosi e raccontandoci si impara l'uno dall'altro. Si cresce. Poi quando ti immergi non hai bisogno di parole. Sott'acqua non puoi parlare è vero, ma a cosa servirebbe? Esistono dei segnali che servono a comunicare l'indispensabile. E quando l'immersione è finita.... risaliti in superficie le meraviglie non sono finite, la distesa d'acqua continua a suscitare in noi emozioni. Quel Mare... Quell'oceano... che orizzonti e viaggi fa sognare... nonchè la voglia di immergersi ancora!
Grazie per essere arrivati fin qui, spero di non avervi annoiato.
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