Tutto è una questione di tempo.
Alcuni giorni fa mi sono ritrovato a porre un quesito su Google. A essere onesto conoscevo già la risposta. A spingermi come al solito, curiosità e speranza di ritrovarmi a leggere qualcosa di interessante (e così è stato per fortuna). La domanda era molto semplice: perché nella fantascienza non si parla mai dello scorrere del tempo? Il MAI era di per se sbagliato, in alcuni sporadici casi il tema è stato ampiamente affrontato(1).
La risposta altrettanto semplice è che fare i conti con lo scorrere del tempo nella fiction di genere fantastico è alquanto scomodo, un problema non da poco che è meglio ignorare o fare finta che non esista. E considerarlo nella realtà sarebbe ancora peggio. Già sul nostro pianeta il tempo non scorre ovunque alla stessa velocità(2), per rimanere tutti sincronizzati abbiamo adottato un fuso orario coordinato e globale (UTC). Se per ipotesi dovessimo avventurarci in un viaggio spaziale o ritrovarci in un contesto che prevede altri corpi celesti, il tutto si complicherebbe ancora di più. Un recente studio ha riportato che su Marte il tempo scorre più velocemente rispetto alla Terra, ma per fortuna siamo nell'ordine di alcune centinaia di microsecondi rispetto al giorno terrestre(3).
La teoria della relatività ci ha già insegnato che il tempo non è una costante nell'universo. Esso è relativo all'osservatore e il suo scorrere varia in base a due fattori che agiscono in maniera opposta: la velocità con cui si muove l'osservatore e la gravità a cui è soggetto. La prima rallenta il tempo, la seconda lo accelera, il risultato è una combinazione di entrambi(4). Se la fantascienza dovesse quindi tenere conto del tempo, un personaggio che si trovi ad affrontare un viaggio nello spazio al suo rientro troverebbe i propri cari invecchiati, o trapassati, le comunicazioni tra un pianeta e l'altro non sarebbero istantanee, un veicolo militare partito per soccorrere una colonia arriverebbe quando il pericolo è già passato o quando ormai sarebbe impossibile scongiurarlo.
Insomma, in quei casi in cui la rapidità è fondamentale, lo scorrere del tempo impone un time-constraint che non è possibile rispettare. Nella lingua inglese, questo binomio indica una quantità di tempo limitata per prendere una decisione o per portare a termine qualcosa. Con un time-constraint non si indica solo che bisogna fare qualcosa entro un determinato lasso di tempo, ma soprattutto che non rispettare la scadenza porrà delle conseguenze che potrebbero invalidare il lavoro svolto nella corsa. Una corsa in cui non puoi fare altro che desiderare più tempo, sapendo che non c’è tempo.
Ma cos’è effettivamente il tempo?
Senza dubbio una parola di cui facciamo un largo consumo nella vita di tutti i giorni. Si rispecchia nell’ansia della vita che sfugge: Non ho tempo, il tempo non mi basta, quanto tempo mi resta, il tempo sta finendo. Mentre in altri casi ha un utilizzo più ottimistico: c’è ancora tempo, ho trovato il tempo di farlo, possiamo rifarci nel secondo tempo.
Nella nostra cultura, e nella fisica, il tempo è la successione degli eventi. Lo scindiamo in passato (cose accadute), presente (cose che stanno accadendo) e futuro (cose che devono ancora accadere). Ma il concetto di tempo è un artificio dell’uomo, un’illusione creata per aiutare la mente a categorizzare gli eventi. Recuperarli dalla memoria se sono passati. Pianificarli o prevederli se devono ancora avvenire. Il presente non è che un momento effimero, un istante che è già passato quando ti soffermi a guardarlo. Se dico ad esempio "sto scrivendo" parte di tale azione è già avvenuta, e parte deve ancora avvenire.
Per le leggi della fisica il tempo è quasi sempre reversibile, esse non ci dicono in quale verso scorre, se nell'uno o nell’altro. Se volessimo parlare di freccia del tempo, quindi identificare una direzione, dovremmo cominciare a parlare di entropia e di tendenza dei sistemi a degradarsi, cioè di andare verso il disordine. Questa cosa infatti non può avvenire in maniera inversa. L’entropia è appunto la misura del disordine in un sistema e noi viviamo in un universo entropico, che continua a trasformarsi nel tentativo di dare un ordine al disordine, consumando energia nel farlo, e continuando a generare ulteriore disordine.
Il time-constraint della nostra vita è un’incognita. Sappiamo che, ma non sappiamo il quando. Tra chi vive a pieno per il futuro e chi continua a rintanarsi nel passato, incurante del futuro che nel frattempo arriva e passa. Tra chi sfrutta ogni occasione possibile e chi procrastina all’infinito, non cogliendo l’attimo. La relatività intanto entra anche nelle nostre vite. Quel tempo che sembra dilatarsi mentre ci buttiamo a capofitto in qualcosa e che una volta usciti sembra essere passato in un battito di ciglia.
Nell’ultima puntata di Noos, a cura di Alberto Angela, si è affrontato il tema della ricerca scientifica sulla durata della vita. L’ambizione dell’immortalità è un sogno nel cassetto degli esseri umani o perlomeno lo è il desiderio di avere più tempo a disposizione. Tramite il programma, ho appreso di persone che si impegnano giornalmente a perseguire uno stile di vita che gli permetta di arrivare a fine corsa il più tardi possibile. Le loro attività giornaliere prevedono (tra le altre cose) lampade a infrarossi appena svegli, camere iperbariche, trasfusioni con sangue di individui più giovani, regime alimentare iper-controllato.
Non so perché (o forse lo so), ma mentre ascoltavo queste cose mi è venuto in mente Seneca “Non è vero che non abbiamo tempo, ma ne abbiamo perso molto”. Fatto curioso, esattamente due giorni dopo al telegiornale è passata la notizia che il miliardario che sta spendendo 2 milioni ogni anno per ritardare l’invecchiamento si è procurato una gastrite autoimmune a causa del suo stile di vita.
Il mio passo preferito del Silmarillion, di Tolkien, riguarda proprio la durata della vita. Gli uomini di Numenor discendenti dagli Elfi godevano di una vita più lunga rispetto agli altri uomini. Questa peculiarità cessò nel momento in cui i numenoreani cominciarono a temere la morte, desiderando l’immortalità concessa ai soli dei. Ma non furono gli dei a provocare questo cambiamento, ma l'attaccamento, la paura della perdita.
Personalmente adoro le opere di Tolkien, per i molteplici spunti che è possibile trovare in esse. In merito al tempo, è possibile trovare tra le righe tutte le sfaccettature del tempo secondo la mitologia greca: C’è Chronos, che governa il susseguirsi degli eventi, c’è Kairos che presiede al tempo dell’azione e c’è Aion che simboleggia la ciclicità degli eventi. L’insegnamento in questo caso è uno e uno solo: non possiamo fermare il tempo, né riavvolgerlo. E come dice il grigio pellegrino: ci è permesso solo di decidere cosa fare con il tempo che ci è concesso.
Forse un giorno l’uomo scoprirà come invertire l’entropia o come rallentarla per disporre di un time-constraint meno restrittivo. Nel frattempo la vita ci dice che il fine-corsa è un meccanismo necessario, affinché la vita stessa possa evolversi. Sarebbe meglio concentrarci molto di più a vivere che a pensare che prima o poi arriveremo alla fine. Viaggiamo, leggiamo, studiamo, fermiamoci ad apprezzare le opere e il tempo con gli altri.
Per l’immortalità possiamo provare a lasciare un pezzettino di noi alle generazioni future oppure possiamo affidarci al mondo fantastico….
«Molti credono che il tempo sia come un fiume, che scorre lento in un'unica direzione.
Ma io che l'ho visto da vicino, posso assicurarti che si sbagliano. Il tempo è un mare in tempesta!»
Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo
Grazie per essere arrivati fin qui, spero di non avervi annoiato.
Sentitevi liberi di lasciare un commento o uno spunto di riflessione.
Note
(1) Una delle poche pellicole che affrontano il tema della dilatazione del tempo è Interstellar, di Christopher Nolan. All'inizio del film il protagonista cerca di far capire alla figlia che starà via molto tempo e che quando tornerà forse avranno la stessa età. In un altro momento il protagonista e la sua squadra atterrano su un pianeta dove ogni ora equivale a sette anni sulla terra. Curiosità: il brano Mountains di Hans Zimmer che fa da sfondo a questa scena è caratterizzato da un tick ogni 1,25 secondi. Ogni singolo "tick" corrisponde esattamente a un giorno intero trascorso sulla Terra. Ansia?
(2) Rispetto al livello del mare dove lo scorrere del tempo è più lento, sulla cima dell'Everest esso è più veloce (con una differenza di circa 40 microsecondi l'anno). La superficie della terra inoltre non è perfettamente sferica quindi all'equatore lo scorrere è più lento rispetto ai poli. E tutto ciò ovviamente vale per un osservatore fermo in quel punto geografico.
(3) Vi rimando direttamente all’articolo, seguendo questo link https://www.media.inaf.it/2025/12/09/cosi-scorre-il-tempo-su-marte/
(4) Sulla ISS il tempo scorre più lentamente, se è vero che essa si trova a 400km dalla superficie, la sua velocità di 28000km/h fa si che il rallentamento domini sull’accelerazione.
Aggiungi commento
Commenti